Sono tante le immagini dell’ultimo Europeo che rimarranno nella storia, soprattutto per i tifosi italiani. La parata di Donnarumma sull’ultimo rigore, la trattenuta di Chiellini a Saka, Vialli e Mancini abbracciati…

Ma a livello mondiale nulla ha avuto l’impatto di quanto accaduto a pochi minuti dalla fine del primo tempo di Danimarca-Finlandia. Christian Eriksen, stella dei padroni di casa, è collassato in campo, colpito da arresto cardiaco. Il soccorso immediato dei compagni e poi dei medici gli hanno salvato la vita, anche se per alcuni interminabili minuti tutti hanno temuto il peggio.

Eriksen: dalla tragedia alla speranza

Il precedente di Daley Blind

La lunga fase riabilitativa

La firma di Eriksen con il Brentford

La squadra che si schiera a testuggine per proteggere il compagno dagli sguardi attoniti del pubblico, capitan Kjaer e Kasper Schmeichel che abbracciano la moglie Sabrina, poi quel dito alzato tra gli applausi, a far capire che, nonostante la paura, tutto poteva ancora andare bene. 

Eriksen: dalla tragedia alla speranza

Mentre le squadre decidevano che no, non si poteva continuare a giocare, e abbandonavano il campo. Eriksen ha continuato la sua battaglia anche una volta che è stato trasportato fuori dal terreno di gioco. Anche quando è andata a buon fine la rianimazione grazie al medico tedesco Jens Kleinefeld, la partita del danese non era ancora finita, perchè dopo un arresto cardiaco con il cuore fermo per oltre un minuto non c’è mica da scherzare.

L’ambulanza l’ha immediatamente portato al Rigethospital (che per fortuna è a poche centinaia di metri dallo stadio), dove lo hanno raggiunto successivamente la famiglia, i compagni e persino il DG dell’Inter Marotta e il medico sociale nerazzurro. La prima apparizione è stata quella sui suoi canali social, dove Eriksen si è scattato un selfie ringraziando tutti per l’affetto che il mondo intero gli ha dimostrato. Una serie di scene che sembrano uscite da un film, ma che invece raccontano una realtà con cui il danese ha dovuto imparare a convivere.

E siccome Eriksen è uno che non si è mai tirato indietro davanti alle difficoltà, a poco tempo dallo spavento ha deciso che voleva tornare in campo. Più facile a dirsi che a farsi, perché i problemi erano (e sono tuttora) parecchi.

Non era infatti detto che i medici gli avrebbero dato l’ok e anche in caso di parere positivo non era certo che tutti gli avrebbero permesso di allacciare gli scarpini. Per evitare nuovi scherzi del suo cuore, al trequartista è infatti stato installato un defibrillatore sottocutaneo.

Il precedente di Daley Blind

Una decisione che permetterà al calciatore di avere una vita più che normale, ma che non basta alla Serie A. Nel campionato italiano, niente idoneità sportiva dopo un problema simili, considerando anche le ferite ancora aperte di tragedie come quelle di Piermario Morosini e di Davide Astori. Dunque, il contratto che legava Eriksen all’Inter per altre due stagioni è stato rescisso in maniera consensuale, vista l’impossibilità per il club di tesserarlo e quella del calciatore di fare il lavoro per cui i nerazzurri lo pagavano.

Altrove, però, Eriksen poteva tornare in campo. Come per esempio in Olanda, paese e campionato che il danese conosce benissimo, data la sua lunga esperienza con la maglia dell’Ajax. Proprio tra le file dei Lancieri avrebbe trovato qualcuno con una storia simile, il difensore Daley Blind.

Blind ed Eriksen a colloquio!

Al centrale olandese è infatti stata diagnosticata nel 2019 una miocardite e anche a lui è stato installato il defibrillatore. Nell’estate 2020 però, durante un’amichevole, il dispositivo si è spento e Blind si è accasciato al suolo, portandosi la mano al petto.

Dopo attimi di spavento, però, il figlio del grande Danny si è ripreso ed è uscito sulle sue gambe. E nonostante i problemi, continua a giocare con la maglia dell’Ajax, che sconfitta con il Benfica per le quote Champions e della nazionale, prendendo parte ai tornei nazionali, alle coppe europee, appunto e ai match internazionali. Un esempio positivo, che certamente ha motivato il trequartista nel suo percorso di recupero.

La lunga fase riabilitativa

I mesi precedenti al ritorno in campo non sono però stati certamente semplici, nonostante Eriksen avesse immediatamente messo in chiaro che avrebbe fatto di tutto per continuare a sentirsi un calciatore. Dopo la pausa forzata, c’è stato lo svincolo con l’Inter datato 17 dicembre, poi gli allenamenti in solitaria a Chiasso, in Svizzera,

Alla fine però il danese ha optato per un ritorno…a metà e decisamente a sorpresa scegliendo quella Premier League in cui ha dato il meglio di sé con la maglia del Tottenham.

A proporgli un contratto di sei mesi è stato il Brentford, una delle squadre più…moderne del campionato inglese, che tra big data e sistemi all’avanguardia rappresenta una visione molto particolare del futuro del pallone di Sua Maestà, ma non solo. Evidentemente, lo studio approfondito sul calciatore ha confermato che l’ex interista rientra nei parametri e nelle necessità dell’allenatore Thomas Frank.

Il Manager Thomas Frank!

Che però non ha certamente avuto bisogno dei software per saperlo, visto che il danese era l’allenatore della Under-17 del suo paese proprio quando Eriksen ha fatto le sue 27 apparizioni con la nazionale giovanile.

Dunque, un volto conosciuto, che potesse aiutare il calciatore a rientrare in campo con i suoi tempi e con il supporto di chi, in fondo lo ha visto crescere. I contatti con Frank sono iniziati non appena c’è stato l’addio all’Inter e le valutazioni del calciatore hanno fatto il resto: un ambiente competitivo ma in cui non c’è l’ossessione della vittoria, uno staff con cui ha già avuto modo di lavorare e il ritorno a Londra, città dove la famiglia Eriksen ha vissuto a lungo e dove quindi non sarebbe stato necessario ambientarsi di nuovo.

La firma di Eriksen con il Brentford

L’annuncio della firma è arrivato il 31 gennaio, ma ci è voluto quasi un mese affinché ci fossero le condizioni per il rientro in una partita ufficiale. Il 26 febbraio, al minuto 52 della partita di Premier League contro il Newcastle, il Brentford Community Stadium ha potuto applaudire il ritorno del campione danese.

Il giorno della presentazione!

Trentotto minuti, non abbastanza per poter incidere in un match che gli ospiti vincevano già per 0-2 e che è terminato con lo stesso risultato. Ma certamente abbastanza per Eriksen per capire che, nonostante i rischi, non era poi così impossibile ricominciare la propria vita esattamente come la aveva lasciata quel pomeriggio di giugno al Parken di Copenhagen.

Va meglio nella "trasferta" sul campo del Chelsea, dove realizza il gol del sorpasso per una vittoria inaspettata per le quote Premier League!

E ora il classe 1992 è pronto a dimostrare che quei minuti in cui il suo cuore ha smesso di battere sono stati solo una breve, per quanto spaventosa, pausa…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.
 

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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