Quando si parla di film che raccontino vere storie di sport, viene sempre in mente Moneyball - L’arte di vincere. La pellicola del 2011 diretta da Bennett Miller è a sua volta basata sul libro omonimo, scritto da Michael Lewis, che racconta la clamorosa stagione 2002 degli Oakland Athletics, che attraverso un nuovo approccio allo sport sul diamante riescono a mettere in fila una serie positiva da record.

La sabermetrica applicata alla sport

Le statistiche per Moneyball

Il GoogleBoy

DePodesta ed il football

Il successo di DePodesta

I protagonisti principali di Moneyball sono Brad Pitt, nel ruolo del General Manager Billy Beane, e Jonah Hill, che invece interpreta il suo assistente Peter Brand. 

La sabermetrica applicata alla sport

Se si cerca online il nome di Beane, si ottengono migliaia di risultati che spiegano come l’attuale vice presidente e socio di minoranza della franchigia californiana abbia radicalmente modificato l’approccio dirigenziale al baseball attraverso la Sabermetrica, ovvero l’utilizzo delle statistiche invece che degli scout (o assieme ai pareri degli osservatori in carne ed ossa) nella scelta dei migliori giocatori da ingaggiare per il proprio team.

Se invece si cerca di capire chi è Peter Brand, beh, la situazione è abbastanza complicata, perché il personaggio è un mix dei diversi assistenti di Beane a Oakland, anche se la somiglianza principale è quella con Paul DePodesta.

Peccato che il virginiano abbia deciso di non voler comparire con il suo vero nome nella pellicola. Chi è dunque il lato sconosciuto del Moneyball?

Le statistiche per Moneyball

Paul DePodesta nasce nel 1972 ad Alexandria e, poco sorprendentemente, ha una laurea in economia presa ad Harvard, università in cui si è anche dedicato al baseball e al football americano. Il suo primo lavoro è stato quello di scout per i Cleveland Indians, finché nel 1999 non ha incontrato Billy Beane.

DePodesta

Il GM di Oakland è subito affascinato dalle idee di DePodesta, che invece che concentrarsi solamente sulle classiche statistiche del baseball (basi rubate, percentuale di battuta, etc.) comincia a valutare un approccio più moderno e che permette di stabilire quello che per lui è il vero valore di un giocatore, valutando la percentuale di basi conquistate per battuta e la frequenza con cui il battitore raggiunge conquista una base.

Questo modus permette agli Oakland Athletics di portare a casa a prezzi ragionevoli e senza troppa concorrenza giocatori che dal mercato “tradizionale” vengono considerati non adatti a un top team, per questa o quella mancanza nelle statistiche classiche. Quando la squadra californiana nel 2002 ottiene venti vittorie consecutive, stabilendo un nuovo record, le idee dei due vengono validate, anche se alla fine la franchigia si ferma ai playoff, senza riuscire a raggiungere le World Series.

Statistiche simili sono utili, naturalmente, anche per le quote NBA

Il GoogleBoy

Quando nel 2003 esce il libro Moneyball, DePodesta diventa una vera e propria celebrità e non solo in senso positivo. Se da una parte il suo metodo fa scuola, molti altri addetti ai lavori lo vedono come un nuovo arrivato che cerca di minare il lavoro di allenatori e di scout basandosi su valori “senza cuore” come i numeri.

Cosa succede dopo l’anno di Moneyball nella vita di DePodesta? Nel 2004, a neanche 32 anni, viene nominato General Manager dei Los Angeles Dodgers e anche da quelle parti continua il suo metodo.

Nella prima stagione le cose vanno abbastanza bene, con i Dodgers che vincono il titolo della National League West prima di essere eliminati da St. Louis ai playoff. La stagione 2005 invece diventa un incubo, con la squadra di LA che fa registrare una delle peggiori percentuali della sua storia.

DePodesta diventa il bersaglio delle critiche della stampa locale, che si riferisce a lui come “GoogleBoy” e alla fine è il capro espiatorio del fallimento stagionale, venendo licenziato. Nel 2006 viene però assunto nella dirigenza dei San Diego Padres, diventando vicepresidente esecutivo nel 2008. Nel 2010 arriva il grande salto verso New York, per diventare vice presidente del dipartimento di sviluppo e di scouting dei New York Mets, che durante il suo periodo nella Grande Mela arrivano a giocarsi le World Series.

DePodesta ed il football

Ma in fondo, il vero grande amore di DePodesta non è il baseball, bensì il football americano. Prima di lavorare per i Cleveland Indians, infatti, il virginiano aveva già cercato di applicare il suo metodo anche nella Canadian Football League con i Baltimore Stallions.

La locandina di Moneyball

Dunque, quando nel 2016 si fanno avanti i Cleveland Browns, una delle franchigie storiche della NFL, DePodesta non può che accettare la sfida. Anche perché è di quelle non proprio semplici: i Browns sono nel bel mezzo di un periodo in cui non riescono ad accedere ai playoff, avendo mancato l’appuntamento dal 2003.

La maledizione viene interrotta nel 2020, anche se l’avventura nella post-season dura appena un match. Abbastanza però, visto che nel luglio 2021 la dirigenza gli offre un prolungamento di cinque stagioni al suo contratto come Chief Strategy Officer.

Il successo di DePodesta

Insomma, con i suoi metodi, ripresi anche dalle quote basket, DePodesta si è fatto una certa fama, al punto da essere invitato spesso in convention sportive importanti e ad essere considerato un innovatore. Al suo successo contribuisce non poco il libro, che sottolinea i risultati dell’approccio della sabermetrica con dovizia di particolari.

Moneyball!

I metodi utilizzati dagli Oakland Athletics sono stati ripresi anche da molte altre squadre, comprese franchigie come i Tampa Bay Rays che hanno raggiunto le World Series 2020 con il terzo monte ingaggi più basso della MLB proprio basandosi sui principi delineati nel Moneyball.

Dunque, perché a differenza di Billy Beane il nome di DePodesta non è noto ai più, ma solo a chi è esperto di baseball e di football americano? Tutto nasce dalle modalità dell’adattamento cinematografico. Al momento di girare il film arriva un “no”. DePodesta non vuole comparire con il suo nome, in quanto ritiene che, come in ogni sceneggiatura che si rispetti, il regista avrebbe inserito degli elementi di contrasto e situazioni non perfettamente rappresentate, preferendo dunque che il suo personaggio prendesse un nome diverso.

Il dirigente ha spiegato abbastanza candidamente di non riuscire ad accettare che qualcuno che non fosse lui stesso potesse interpretarlo, nonostante abbia più volte riconosciuto l’ottimo lavoro di Jonah Hill nel dipingere il personaggio a lui ispirato. Nasce così Peter Brand, il nome con cui chi ha visto il celebre lungometraggio riconosce l’assistente di Billy Beane, il“GoogleBoy” che ha cercato di rivoluzionare lo sport. E, visto il sorgere di data analyst un po’ in tutte le discipline che contano, probabilmente c’è anche riuscito!
 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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