Comincia la fase finale della Coppa Davis 2022, competizione a cui l’Italia arriva con grandissime speranze. La nuova formula, che ha sostituito quella che per oltre cent’anni ha portato alla conquista della prestigiosissima “insalatiera” prevede per gli Azzurri un girone a Bologna contro Croazia, Argentina e Svezia, con l’obiettivo di conquistare un posto per la Final Eight, che si disputerà a novembre a Malaga.

Azzurri tra i favoriti della Davis 2022

Il confronto con la Squadra del '76

I premi in denaro della Coppa Davis

Le differenze con l'ATP Cup

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Azzurri tra i favoriti della Davis 2022

E mai come in questo 2022 la squadra italiana può dire di presentarsi con due vere e proprie punte di diamante. Agli ordini del CT Filippo Volandri ci sono infatti i migliori tre tennisti tricolori, Jannik Sinner, Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti. Con loro anche l’eterno Fabio Fognini, primo italiano a conquistare un Masters 1000 per le scommesse tennis, che assieme a Simone Bolelli si occuperà delle partite di doppio.

La personalità di Jannik!

Un gruppo che, considerando i risultati ottenuti in stagione, si candida decisamente a fare bene in un torneo che da quando nel 2019 è stato organizzato dalla Kosmos di Gerard Piquè ha cambiato pelle ma che mantiene comunque un fascino non indifferente.

Il confronto con la Squadra del '76

In Italia, poi, la Davis è stata protagonista di due delle stagioni migliori del tennis di casa nostra: gli anni Sessanta, con grande protagonista Nicola Pietrangeli, ma soprattutto gli anni Settanta, in cui l’Italia ha vinto anche la sua unica Coppa (nel 1976 contro il Cile).

Visto il valore tecnico a disposizione di Volandri, ovvio che comincino i paragoni proprio con quella squadra azzurra che ha trionfato a Santiago del Cile ormai 46 anni fa. All’epoca i quattro moschettieri azzurri erano Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, con il leggendario Pietrangeli (che è anche recordman assoluto a livello mondiale di presenze e di vittorie in match di Davis) come capitano non giocatore.

Quell’anno Panatta aveva da poco vinto il Roland Garros e aveva raggiunto la sua miglior posizione nel ranking mondiale, la numero 4. A dimostrazione dello stato di salute del tennis italiano del 1976 c’è il fatto che Barazzutti avesse da poco portato a casa il suo primo titolo ATP, che Bertolucci dal canto suo aveva trionfato in due tornei e che addirittura la “riserva di extralusso" Zugarelli si era tolto la soddisfazione di imporsi in un ATP.

Il cammino di quella squadra è stato trionfale, contro avversari ostici come la Gran Bretagna e l’Australia, prima di battere per 4-1 il Cile in una finale leggendaria anche per le circostanze storiche e politiche dell’evento (con Panatta e Bertolucci che nel doppio indossano una maglia rossa per protesta contro il governo di Pinochet).

A vedere la stagione degli azzurri che giocano l’edizione 2022, le similitudini non mancano di certo. Sia Sinner che Musetti hanno infatti vinto un torneo in stagione, in entrambi i casi togliendosi la soddisfazione di battere in finale il nuovo numero uno del tennis mondiale, lo spagnolo Carlos Alcaraz.

Berrettini non ha potuto difendere la finale raggiunta a Wimbledon nel 2021, ma in compenso ha conquistato di nuovo il Queens, ha vinto a Stoccarda e ha raggiunto le semifinali agli Australian Open. E anche Fognini e Bolelli hanno affinato la loro intesa in vista delle partite di Coppa Davis, considerando che in stagione hanno vinto due tornei facendo coppia.

La grinta di Super Matt!

Forse, manca un capitano di spessore internazionale come Pietrangeli, ma Volandri ha parecchia esperienza.

I premi in denaro della Coppa Davis

Dunque, un torneo molto interessante per l’Italia, tra le favorite per le scommesse Coppa Davis, ma anche in generale, dopo il rimescolamento delle carte dato da una nuova formula che all’inizio non aveva trovato l’apprezzamento di tutti. E anche dal punto di vista economico, il prize money del torneo è infatti abbastanza alto, sia per le federazioni che per i giocatori.

Nel 2021 la squadra vincitrice (la Russia, esclusa dall’edizione 2022 per i noti problemi geopolitici) ha incassato circa tre milioni di euro, due dei quali sono andati ai giocatori e uno alla federazione. Anche arrivare in finale permette di portare a casa (e spartirsi) circa 2,5 milioni, mentre fermarsi alle semifinali ne garantisce circa due.

La ripartizione del prize money risolve poi uno dei grandi problemi recenti della Coppa Davis, ovvero il pagamento degli atleti. Negli ultimi decenni, alcuni giocatori spesso davano forfait per contrasti con la federazione sulla remunerazione per la loro partecipazione all’evento. La nuova formula, invece, garantisce a chi gioca (e persino a chi perde al primo turno) un rientro economico, evitando frizioni.

Le differenze con l'ATP Cup

Il cambio di formula della Coppa Davis ha però portato anche alla nascita di una competizione simile, la ATP Cup, torneo per nazionali che viene organizzato dalla stessa ATP, che dà punti per il ranking e che sostituisce la World Cup, disputata tra il 1978 e il 2012. Nonostante siano manifestazioni quasi…concorrenti, la sistemazione in momenti diversi (gennaio, contro l’autunno) del calendario permette ai tennisti di rappresentare la loro nazione in entrambi gli eventi.

E il fatto che il tennis sia uno sport prettamente individuale non toglie che la Coppa Davis abbia ancora il fascino della competizione di squadra, un po’ come accade nel golf con la Ryder Cup. Il trofeo è iconico e la voglia di vincere da parte di tutti è quindi alta. I premi in denaro certamente aiutano ad aumentarne il fascino.

E nonostante qualche problema organizzativo da limare (come le partite che a volte finiscono troppo tardi) i tifosi nelle edizioni precedenti hanno apprezzato non poco. Alla faccia di chi pensa che le competizioni tennistiche a livello di nazionale non interessino a nessuno!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Francesco Cavallini

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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