Nell’Italia dei campanili, il campionato di calcio ha regalato soddisfazioni anche a cittadine di provincia: queste le dieci piazze più piccole che hanno preso parte alla Serie A ottenendone fama e gloria.

In principio fu biancoceleste, poi - in onore dello sponsor - divenne biancorossa. La città di Mantova (49mila abitanti) è nella top ten di questa speciale classifica; la sua squadra prese parte al campionato di Prima categoria della stagione 1919/1920, inserita nel girone emiliano. Apparizione fugace, non l’unica. I fasti della formazione virgiliana presero forma grazie a due grandi uomini: Edmondo Fabbri e Italo Allodi. All’inizio degli anni ’60, il Mantova diventa per tutti “il piccolo Brasile” perché è stato ingaggiato Angelo Benedicto Sormani, centravanti della Nazionale verdeoro.

Nel corso degli anni, arriveranno a vestire la maglia del Mantova anche Dino Zoff, il tedesco Karl Heinz Schnellinger, Giacomo Losi e Bruno Nicolè. La squadra resta negli annali per la stagione 1966/67 quando nell’ultima giornata - battendo l’Inter per 1-0 - consegnò lo scudetto alla Juventus.

Al nono posto c’è Empoli (48.600 abitanti); la squadra nel 1986 sfrutta la penalizzazione del Vicenza e viene promossa in Serie A. L’esordio nella massima serie è clamoroso; due successi nelle prime due giornate di campionato. Alla fine, la formazione di Salvemini si salva in extremis. Molti gli allenatori passati per Empoli e successivamente divenuti famosi: su tutti, Spalletti e Sarri.

Quella del Lecco (48.500 abitanti) è un’altra storia che appartiene agli anni sessanta. La squadra prende parte al primo campionato di Serie A nel 1960-61, e alla fine riesce a salvarsi dopo uno spareggio a tre contro Udinese e Bari grazie ai gol di Enrico Arienti, un emigrato di ritorno dalla Svizzera. L’exploit del Lecco avviene nel 1977 quando - lasciata da tempo la Serie A - vince il torneo Anglo-Italiano battendo in finale per 3-0 il Bath City.

Arrivò a un soffio dal prestigioso trofeo anche l’Ascoli (48 mila abitanti) che nel 1995 perse la finale di Wembley contro il Notts County. Ma il calcio nella cittadina picena è unito in maniera inscindibile al nome di Costantino Rozzi: grazie al costruttore marchigiano, la squadra conquista la serie A presentandosi ai nastri di partenza del campionato 1974-75 con la sapiente guida di Carlo Mazzone.

La formazione bianconera scrive pagine epiche, sfiora la qualificazione in Coppa Uefa nel 1979-80 arrivando al quarto posto alle spalle di Inter, Juventus e Torino. Nel 1987 l’Ascoli conquista la Mitropa Cup contro il Bohemians ČKD di Praga. Diversi i campioni che hanno vestito la maglia bianconera: da Felice Pulici a Bruno Giordano dal brasiliano Dirceu al suo connazionale Casagrande.

La leggenda della Pro Vercelli (46 mila abitanti) la conoscono in tanti: sette scudetti tra il 1908 e il 1922. L’ultimo tricolore conquistato - come vedremo anche in seguito - è un titolo controverso, perché la stagione 1921/22 ha un’anomalia di fondo, generata dallo scisma del calcio italiano che conta due differenti campionati: quello organizzato dalla Figc e quello organizzato dalla Confederazione Calcistica Italiana (CCI) al quale partecipano le formazioni più importanti.

La spaccatura rientrerà l’anno successivo. Ma la “Pro”, pur potendo contare successivamente su un campione del calibro di Silvio Piola, non riuscirà più a vincere il titolo.

A Frosinone (46 mila abitanti) negli ultimi anni la squadra di calcio ha rappresentato il vanto dell’intera Ciociaria: la storica promozione in Serie A risale al 2015, l’impresa porta la firma del tecnico Roberto Stellone, ma buona parte dei meriti sono da ascrivere al presidente Maurizio Stirpe, capace di scegliere un indirizzo imprenditoriale vincente.

Il calcio ha un sapore antico dalle parti di Torre Annunziata (42 mila abitanti). Il club campano partecipò al campionato di massima serie nella stagione 1923-1924, la squadra che rappresentava l’orgoglio della cittadina era il Savoia, che arrivò fino a disputare la finalissima per lo scudetto contro il Genoa; alla sconfitta per tre a uno rimediata in trasferta, seguì un onorevole pareggio casalingo.

IL PODIO

Si arriva sul podio, con le tre piazze più piccole della storia ad aver giocato nel principale campionato di calcio italiano. A dire il vero, Sassuolo (41 mila abitanti) non ha mai visto una partita di Serie A, la squadra gioca nello stadio di Reggio Emilia. L’impresa della promozione in Serie A risale al 2013 e porta la firma della famiglia Squinzi. Diversi i tecnici passati sulla panchina neroverde e successivamente divenuti famosi: Massimiliano Allegri e Stefano Pioli, ma anche Eusebio Di Francesco, artefice della prima, storica promozione in A, clamorosa per le scommesse calcio!

A Casal Monferrato (33 mila abitanti) si è scritta la storia del calcio italiano; il Casale - con Alessandria, Pro Vercelli e Novara - fece parte del “quadrilatero” all’alba del secolo scorso, quattro squadre che limitarono il sopravvento della Juventus e delle formazioni milanesi. I nerostellati vinsero lo scudetto nella stagione 1913-14, battendo nella doppia finale la Lazio.

La piazza più piccola ad aver militato in Serie A è Novi Ligure (28 mila abitanti) grazie alla Novese. La formazione biancoceleste non solo partecipò al campionato, ma nel 1921-22 vinse lo scudetto nella finale contro la Sampierdarenese. Fu un campionato anomalo perché quello fu l’anno della scissione: i club più forti fondarono una propria federazione, la C.C.I (Confederazione Calcistica Italiana), le altre continuarono a partecipare al campionato FIGC.

La Novese - insieme alla Pro Vercelli e al Casale - solo le uniche tre formazioni ad aver vinto lo scudetto, pur non essendo le loro città capoluogo di provincia. La stagione precedente alla vittoria del titolo, la Novese era nel campionato di Seconda categoria, ovvero in Serie B. E’ per questo l’unica squadra ad aver vinto lo scudetto alla sua prima partecipazione in Serie A, ma tale record non viene riconosciuto negli annali per lo scisma avvenuto proprio in quell’anno.
 

*La foto di apertura dell'articolo è di AP Photo.

Sull'autore
Di
simone pieretti

Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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