La FA Cup viene considerata - da sempre - uno dei rari esempi di "open" applicato al calcio. Tutte le squadre - fino ai gradini più bassi della piramide calcistica - possono partecipare all'urna del sorteggio - rigorosamente integrale - e sono considerate sullo stesso piano: nessuna testa di serie, nessuna limitazione sul campo che ospiterà la partita in questione.

Il sorteggio - La componente del "gioco", in cui la sorte ha anch'essa un ruolo importante, è rimasta intatta sin dal 1872, anno di istituzione della coppa della Regina. Come non innamorarsi di una Coppa che prevede il pass automatico di 124 squadre - a partire dal "first round proper" in poi - e di altre 736 nei turni preliminari, che partono ad agosto. Alla fine della corsa verso Wembley, ne rimarrà una sola.

Uno degli appuntamenti più sentiti della FA Cup è il celeberrimo "Third round", il terzo turno, che a inizio gennaio manda in pista anche le formazioni di Premier League, mischiandole con piccoli club sino a quelli della "Non League", i dilettanti, per l'appunto.

Dopo l'analisi di quattro giant killing, ricordiamo cosa accadde ai campioni del City nell'edizione 2017/2018, ancor prima di incrociare il terribile... Tom Pope del Port Vale!

Wigan Athletic-Manchester City 1-0 (DW Stadium, 19 febbraio 2018, Fifth Round)
"Will Grigg is on fire" è il coro che il DW Stadium non riusciva a smettere di urlare a squarciagola. Ci risiamo: una "minor" (seppur con un recente passato in Premier), il Wigan Athletic di League One - la terza serie - che batte una delle squadre più forti non solo del Paese, bensì dell'intero mondo calcistico, il Manchester City di Pep Guardiola.

Un'autentica macchina da gol, pronta a trionfare in Premier League e, una settimana dopo il fattaccio di Wigan, vincitrice della Coppa di Lega ai danni dell'Arsenal. Quella sera del 19 febbraio, però, non ci fu storia: qualcosa si era inspiegabilmente inceppato tra gli attuali favoriti delle scommesse calcio per la vittoria in Champions. Eppure in campo c'erano i titolari, con un trio d'attacco sensazionale, formato da Leroy Sané, Sergio Agüero e Bernardo Silva, ispirati dalla fantasia di İlkay Gündoğan. I Citizens accumulavano occasioni da gol, ma la porta di Christian Walton risultava stregata.

A fine primo tempo, un'entrataccia di Fabian Delph su Max Power, valse il cartellino rosso al nazionale inglese, che lasciò in dieci uomini il team di Guardiola, intento a litigare con l'allenatore avversario Paul Cook. Così, a mettere il punto esclamativo sull'indimenticabile serata dei Latics, nella periferia di Manchester, ci pensò proprio Grigg, abile ad approfittare di un erroraccio in controllo di Kyle Walker per partire in contropiede e far secco Claudio Bravo al minuto 79, con le scommesse live in delirio!

Un capitolo della storia del Wigan, che si sommò a quello già scritto cinque anni prima: era l'11 maggio 2013, infatti, quando i Latics (timonati dall'attuale ct del Belgio Roberto Martinez) batterono in finale proprio il City, allora allenato da Roberto Mancini: quell'1-0 firmato Ben Watson, in gol al 91', valse la vittoria del trofeo. Da parte di una squadra che, altrettanto incredibilmente per le scommesse sportive, al termine di quella stessa stagione retrocedette in Championship. Nel video, gli highlights del match!

*La foto di apertura dell'articolo è di Rui Vieira (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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