Tra le tante frasi che si ripetono nel mondo del pallone, ce n’è una che forse è più vera delle altre: a calcio non si gioca solo in undici. Il che vale per tutti quelli che in settimana si allenano e lavorano a vario titolo per preparare la partita, ma soprattutto per i calciatori che scendono in campo a match già iniziato.

Le sostituzioni possono rappresentare la differenza tra una sconfitta e una vittoria, tra un titolo sollevato o una medaglia d’argento. Per informazioni chiedere a Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjaer, che nel 1999 dalla panchina ribaltano una finale di Champions League che sembrava ormai persa e la regalano al Manchester United. 

Il super sub

Normale dunque che anche da questo punto di vista stiano nascendo dei veri e propri specialisti. Il dodicesimo uomo, o quello che gli anglofoni chiamano il super-sub, non è un semplice cambio, ma è un titolare aggiunto, che se non entra in campo ogni partita, poco ci manca. E spesso e volentieri il suo ingresso cambia radicalmente un match.

Nel 2019 il super-sub più pericoloso era Paco Alcacer, capace di avere un impatto sulle partite davvero pazzesco. Ma nella stagione 2019/20, non ci sono dubbi che il titolo di miglior dodicesimo uomo del calcio mondiale spetti al laziale Felipe Caicedo. L'unico che può stare, in qualche modo, in scia del mancino di Simone Inzaghi è il nerazzurro Luis Muriel in Italia e, probabilmente, Origi in Premier, se consideriamo gli attaccanti centrali del City, entrambi titolari.


La storia dell’attaccante ecuadoriano è quella che forse meglio rappresenta la splendida cavalcata della Banda biancoceleste, che da outsider inattesa si è trasformata in una vera e propria corazzata, capace di strapazzare la Juventus campione d’Italia per due partite di seguito. E pensare che fino a qualche mese fa non era neanche così certa la sua permanenza a Formello. Il contratto del centravanti scadeva a giugno 2020 e non parevano esserci margini per un rinnovo.

Anche perché il calciatore voleva giocare, ma nelle scorse stagioni non ha mai trovato troppo spazio con l’insostituibile Immobile. Poi però è arrivato l’intuito di Simone Inzaghi, che ha trovato a Caicedo una nuova collocazione, non solo tattica ma anche mentale. Non più sostituto fisso di Re Ciro, ma dodicesimo uomo, al posto dell’attaccante della nazionale o, perché no, anche accanto a lui.

Un vero e proprio coniglio dal cilindro da parte del tecnico della Lazio, che ha convinto Caicedo a rinnovare (il contratto ora scade nel 2022) e che, soprattutto, ha acquistato un’arma non convenzionale, che gli ha risolto parecchi problemi in stagione. Per la Pantera, 29 presenze e 8 reti, tutte in campionato, a partire da quella contro il Genoa, neanche a dirlo, da subentrato.

Paradossalmente, neanche una marcatura in Europa League, dove ha giocato cinque partite su sei da titolare. Il che non fa altro che confermare il suo status di impact-player, capace di cambiare un match più entrando a partita in corso, piuttosto che partendo dal primo minuto. In campionato per lui 867 minuti giocati, otto reti e quattro assist. Numeri alla mano, un contributo a un gol biancoceleste ogni 72 giri di lancette.

Caiceido, oggi, troverebbe minutaggio in tutti i club più importanti, anche quelli in lotta per raggiungere la finale di Champions ad Istanbul con l'eccezione, forse, del City che alterna Gabriel Jesus e Aguero come unica punta di riferimento.


Altro che Zona... Cesarini 

Il momento d’oro di Caicedo è certamente stato quello a cavallo tra novembre e dicembre. Per ben tre volte consecutive, l’attaccante di Inzaghi è entrato dalla panchina e ha trovato la via della rete. Il 24 novembre 2019 a Sassuolo è stato suo il gol a inizio recupero che ha permesso alla Lazio di imporsi sui neroverdi per 1-2. E per realizzarlo gli ci sono voluti solamente undici minuti.

Va ancora meglio il 7 dicembre all’Olimpico, quando Caicedo entra al minuto 89 contro la Juventus, sul parziale di 2-1 per la sua squadra. A fine match I gol biancocelesti saranno tre e quello che chiude ogni discorso e rimescola le quote serie A è proprio il centro dell’ecuadoriano, che in capo a sei minuti finisce sul tabellino sia con la rete che con un cartellino giallo per eccesso di esultanza.

L’apoteosi però arriva il 16 dicembre a Cagliari. A dieci minuti dalla fine, sotto 1-0, Inzaghi manda in campo l’arma segreta. E nel recupero, ancora una volta, la Lazio ribalta il match. Prima Luis Alberto rimette il discorso in parità e poi, con uno stacco imperioso, è ancora la Pantera a regalare i tre punti ai biancocelesti. Situazione molto simile nel 3-4 al torino: sempre Caicedo a siglare al 90' + 7!

Ma il miglior dodicesimo uomo del mondo sa bene che per lui entrare a partita in corso non è affatto una bocciatura. Anzi, è il più importante attestato di stima che possa ricevere…

*La foto di apertura dell'articolo è di Alessandra Tarantino (AP Photo). Prima pubblicazione 7 marzo 2020.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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