Da ieri l’ex allenatore del Parma Roberto D’Aversa si è guadagnato l’ingresso di diritto nel club dei professionisti del calcio che hanno rinunciato a cifre economiche indefinibili, per non fare un passo indietro nella propria carriera.

D’Aversa, che da nemmeno 3 mesi era stato sollevato dall’incarico di allenatore del club emiliano per fare spazio al gioco e l’approccio più propositivi di Liverani, era stato contattato dagli egiziani del Pyramids per il ruolo di allenatore. L’offerta ammontava a 3 milioni di euro a stagione per un accordo triennale: 9 milioni di euro in tutto, una cifra che avrebbe fatto vacillare chiunque, non D’Aversa che ha deciso di attendere una chiamata in una delle Top 5 leghe europee. 

Ma chi sono i fratelli di D’Aversa? Allenatori e giocatori che non hanno fatto dei soldi una priorità nella modulazione delle proprie scelte professionali.

I soldi non sono tutto

Con un percorso più o meno simile è iniziata la leggenda di Arsene Wenger all’Arsenal. L’allenatore francese era emigrato in Giappone dopo essersi fatto notare sulla panchina del Monaco, in patria. Il Nagoya Grampus Eight lo aveva ingaggiato e per diversi mesi (18) fu amore vero: squadra presa al terzultimo posto e portata al secondo, nel mentre la vittoria della Coppa dell’Imperatore, una sorta di FA Cup nipponica. Ma i soldi non sono nel calcio quando c’è di mezzo l’ambizione deve aver pensato “Le Professeur” quando ha ricevuto la chiamata dell’Arsenal. Il resto della storia la conosciamo tutti. 

Abbiamo già nominato più volte la parola ambizione, termine che fa rima col giocatore più vincente del mondo del calcio: Dani Alves. Nel 2016 il terzino brasiliano ricevette un’offerta imbarazzante da un club cinese. Il brasiliano non ha voluto fare il nome della squadra ma ha spiegato che il club gli propose un contratto di 3 anni a 30 milioni di euro. Il più vincente sarebbe potuto diventare anche uno dei più pagati, tanto per chiudere il cerchio. Alves però non accettò decidendo di giocarsi ancora qualche chance nel calcio europeo, come fece poi in effetti con Juventus e Paris. 

Ma cosa sono 30 milioni se confrontati ai 48 per 4 anni di contratto offerti al croato, all’epoca attaccante della Fiorentina, Nikola Kalinic. Tra il 2016 e il 2017 Kalinic divenne un pallino di Fabio Cannavaro, allenatore del Tianjin Quanjian. Il club cinese era disposto a fare follie per l’attaccante, e la cifra proposta lo dimostra, questa volta non si sarebbe trattato di pura metafora da giornalismo di calciomercato. Kalinic rifiutò, forse, ma proprio forse, sbagliando visto il crollo successivo di prestazioni e prestigio di uno che quell’anno raffigurava tra i migliori centravanti d’Europa.  

Che giro di punte

Deve esserci una sorta di maledizione che parte ogni volta che un calciatore rifiuta l’offerta del già citato Tianjin Quanjian. Identica cosa successe a Carlos Bacca che è stato vicino al Tianjin. Cannavaro, evidentemente alla disperata ricerca di un attaccante, aveva messo sul piatto 12 milioni di Europa stagione per il colombiano e 30 per il club. Bacca rifiutò per portare il Milan in Europa e diventare Top attaccante della Serie A. Anche qui sappiamo come è andata a finire.  

Negli ultimi anni è sempre la Cina il soggetto e il Paese al centro di questo genere di trattative e guarda caso, ad avanzare le proposte ci sono sempre in mezzo tecnici italiani che al contrario di altri non hanno rifiutato l’elevato range di contratto, per certi versi proibitivo per i club europei. È il caso di Marcello Lippi e il Guangzhou.

Il club della Super League cinese mise sul piatto 18 milioni di euro netti a stagione al turco Arda Turan che rifiutò con garbo, all’epoca giocava, e neanche male, in un grande Barcellona: lo ricordiamo nell'assalto finale del clamoroso 6-1 per le scommesse sportive online rifilato al Paris!

Una menzione d’onore va però a uno dei primi giocatori che ci ha fatto conoscere che l’amore vince sempre, anche davanti ai miliardi. Il suo nome è Cristiano Lucarelli e la sua anima gemella si chiama Livorno. Per restare nel club toscano che è praticamente casa sua e portare la squadra in Serie A, Lucarelli rifiutò l’offerta dello Zenit da 3 milioni di euro a stagione (sarebbe un top ingaggio anche ora, figuriamoci nel 2006); l’anno dopo andò allo Shakhtar Donetsk, anche in quel caso un’offerta irrinunciabile. Ecco, magari una volta si può rifiutare, due anche no. 

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer.

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